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    Mi chiamo Andrea Gumina. Sono laureato in Scienze dell'Informazione e lavoro per un'azienda di consulenza IT. Da qualche anno mi occupo di integrazione di sistemi, di SOA (Service Oriented Architecture) da poco meno di tre.

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Mashup: aggregazione di contenuti

Pubblicato da Andrea Gumina su 5 Novembre 2007

La scorsa settimana ho avuto modo di sperimentare due piattaforme di mashup: Microsoft Popfly e Yahoo Pipes. Semplici e divertenti da usare, permettono di giungere ai risultati sperati con pochi click.

Il paradigma del mashup proviene dalla definizione del Web 2.0 dovuta a Tim O’Reilly (il web come piattaforma per creare, fruire, manipolare ed arricchire contenuti), consiste nell’aggregare contenuti, anche espressi in formati diversi, in modo da poterne apprezzare l’insieme.

Le piattaforme di mashup offrono oggetti per reperire immagini, video, mappe, feed, ecc. e modalità per combinarli tra loro.

I contenuti hanno associati un certo numero di dati (titolo, autore, riferimento geografico, …): procedendo all’integrazione di questi (appartenenti a contenuti provenienti da sorgenti diverse) si ottiene il mashup.

Propedeutico a questa aggregazione è l’individuazione della semantica e della sintassi con cui esprimere i dati: questi, pur essendo correlati a contenuti diversi, se esprimono il medesimo “concetto” devono avere semantica e sintassi coincidenti. Questo processo implica quindi la determinazione di un vocabolario comune, una particolare istanza di un CDM (Canonical Data Model) il cui dominio è costituito dall’insieme dei dati appartenenti (o, qualora il formato lo consenta, coincidenti) ai vari contenuti. Il grosso del lavoro è questo, la progettazione, una volta implementato il framework il classico esempio del mashup tra le fotografie geo-referenziate di Flickr e le mappe di Google Maps è un gioco da ragazzi.

Il mashup rispetta le regole dell’integrazione dati, ma questo non è il suo scopo, ed il suo prodotto, l’aggregazione, non costituisce input per successive elaborazioni: il risultato, infatti, è destinato agli utenti e la fruizione avviene mediante un browser. Può essere paragonato ad una SOA (Service Oriented Architecture) i cui servizi sono gli oggetti con cui estrarre ed esporre contenuti (content service) e l’infrastruttura è il framework che ne permette la composizione e che eventualmente prevede anche modalità di censimento, organizzazione e gestione. I content service sono componibili tra loro in modi diversi, coerentemente con le necessità di chi dovrà avvalersene.

Tra le promesse del mashup c’è quindi l’aggregazione di contenuti, alla portata di tutti ed in linea con le reali necessità di chi ne deve poi usufruire: l’IT mette a disposizione degli utenti oggetti per estrarre contenuti e modalità per combinarne i risultati, gli utenti usano questi oggetti per reperire ciò che gli occorre (imponendo di volta in volta chiavi di ricerca e condizioni) e si avvalgono della piattaforma per combinarne, come meglio desiderano, i risultati.

Il mashup è uno dei paradigmi dell’Enterprise Web 2.0, il web come piattaforma all’interno dei confini aziendali: l’aggregazione, corrispondente alle reali esigenze, di contenuti riguardanti un certo soggetto (clienti, vendite, …) con l’indubbio valore di poter disporre da ovunque dell’intero “dossier” e delle relazioni tra i “media” che lo compongono.

E’ chiaro, però, che non c’è alcuna magia: non si può disporre di un contenuto non compreso nella progettazione o esposto seguendo un vocabolario diverso da quello di altri contenuti con cui si vorrebbe combinare; il mashup è alla portata davvero di tutti, ma solo dopo un’attenta progettazione ed un ponderato processo per l’individuazione del CDM.

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Una Risposta a “Mashup: aggregazione di contenuti”

  1. Stefano detto

    Bel post, chiaro e ben strutturato.

    L’ho citato nella sezione approfondimenti di un mio post, scritto in tema di problematiche legali relative al mashup o aggregazione di contenuti, all’indirizzo: http://stefanobendandi.blogspot.com/2009/02/aggregare-i-contenuti-quali-sono-le.html

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