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    Mi chiamo Andrea Gumina. Sono laureato in Scienze dell'Informazione e lavoro per un'azienda di consulenza IT. Da qualche anno mi occupo di integrazione di sistemi, di SOA (Service Oriented Architecture) da poco meno di tre.

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WebOS (Web Operating System)

Pubblicato da Andrea Gumina su 3 Dicembre 2007

Ho installato (semplicemente scompattato, in realtà) Server2Go: uno “stack” WAMP (Windows, Apache Httpd, MySQL e PHP) pronto all’uso; basta scaricare lo zip, aprirlo in una directory, lanciare l’eseguibile ed il webserver partirà, il brower sarà lanciato e la pagina di benvenuto visualizzata: ottimo per lo sviluppo, test veloci ed altro.

Server2Go l’ho usato per provare EyeOS, un WebOS (Web Operating System), un desktop remoto accedibile mediante un browser (probabilmente l’interpretazione più “esasperata” della nozione di web come piattaforma del Web 2.0 di O’Reilly). In questo caso ho scaricato lo zip dalla “considerevole” dimensione di 1,88 Mb, l’ho aperto nella directory htdocs di Server2Go, ho lanciato dalla barra degli indirizzi del browser la URL dello script PHP “installer”, tempo 2 minuti e sono stato in grado di fare login sul desktop remoto.

EyeOS si presenta come un qualunque desktop (menù dei programmi, cestino, folder home) e dispone di un word processor, un’agenda, un client FTP, uno per le email, un lettore per i feed, un gioco degli scacchi, un browser (che sfrutta le proprietà di connessione di quello che si sta usando per accedere allo stesso desktop remoto!) e… un process manager (che visualizza PID, nome del processo ed utente owner!).

Server2Go è donationware, EyeOS è free (ed open source).

Dato che EyeOS non è l’unico WebOS offerto dal mercato e che l’offerta è piuttosto vasta (ajaxWindows, DesktopOnDemand, Desktoptwo, G.ho.st, oDesktop, YouOS e Xindesk solo per citarne alcuni) mi chiedo quale possa essere l’utilità ed il futuro di questi software.

  • Un sistema operativo è un software che agisce da interfaccia tra l’hardware e le applicazioni, questo implica che per usare un browser serve un sistema operativo (pur minimale) su cui farlo “girare”, da questo ne deriva che per accedere ad un desktop remoto mediante un browser serve un desktop locale su cui far “girare” il browser stesso (e quindi è indispensabile un ulteriore sistema operativo).

  • Un desktop remoto accedibile mediante un browser lo è da ovunque (ufficio, casa, internet cafè, …): indubbiamente molto comodo ma utilizzabile solo se si è connessi ad internet; questo implica che il desktop locale non può essere (almeno al momento) molto minimale: non sarebbe possibile scrivere un testo o preparare una presentazione nella casa di campagna o durante un volo su un aeroplano.

  • Un desktop remoto, per essere davvero utile, deve offrire o il software che abitualmente usiamo o che almeno produca e manipoli formati in comune con questo, se così non fosse si dovrebbe procedere a conversioni di formato, in un verso e nell’altro.

  • Le due ultime affermazioni determinano, inoltre, la necessità di una modalità di sincronizzazione tra ciò che è prodotto o manipolato remotamente e ciò che lo è localmente (a meno che ogni volta non si voglia procedere manualmente).

  • Tenendo conto del costo attuale dell’hardware, della disponibilità (a prezzi accessibili) di dispositivi portatili (laptop, pda, telefoni cellulari, …) capaci di far “girare” applicazioni simili o identiche a quelle già in nostro possesso sul desktop locale (quando questo non sia già coincidente con gli stessi dispositivi portatili), della vasta offerta di sistemi operativi free avviabili da live CD o da USB pen, la domanda sull’utilità e sul futuro di questi software mi sembra quanto mai lecita…

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Da osservare che quest’offerta si concretizza anche in altre forme che, almeno al momento, pare abbiano maggior successo: scalabilità on-demand di applicazioni server (sempre che permettano l’installazione della nostra “infrastruttura” preferita, ad esempio Amazon EC2), accesso e condivisione remota di software (Moka5) o di documenti (con formati riconoscibili dal software che usiamo abitualmente, come ad esempio fanno Google Docs o Live Documents); comunque tutti casi che non prevedono un “nuovo” sistema operativo o “nuovi” formati, ma piuttosto la “remotizzazione” di quelli esistenti.

Quest’offerta si configura anche nell’intento di offrire una serie di “applicazioni remote” all’interno di un “contenitore” che le possa aggregare e rendere usabili (iGoogle, Facebook, …), ma anche in questo un caso non credo si possa parlare di un “nuovo” sistema operativo, almeno per come lo conosciamo al momento.

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