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Registry e Repository SOA: ricerche

Pubblicato da Andrea Gumina su 5 Giugno 2008

In un articolo precedente (Registry e Repository SOA: interfacce UDDI) descrivevo come un registry-repository SOA sia deputato tra l’altro a:

Lasciavo intuire, inoltre, la necessità, sopratutto in fase di progettazione, di poter eseguire ricerche.

Un registry-repository esposto secondo le specifiche UDDI gestisce:

  • nomi logici e chiavi (del servizio, di chi lo offre, delle interfacce, dei punti di accesso e delle etichette)

  • etichette (i tModel, a loro volta etichettati da altri tModel, assegnati al servizio, a chi lo offre e ai punti di accesso)

  • riferimenti (URL contenute in tModel) a documenti vari (ad esempio interfacce, descrizioni, policy, contratti, ecc.)

Le ricerche, quindi, implicano conoscenza, almeno sommaria, di chi offre cosa o del modello di catalogazione (la tassonomia, rappresentata con le etichette). In alcuni casi (ad esempio quando si ignora la catalogazione adottata o si ha solo una vaga idea di cosa cercare), queste modalità possono essere insufficienti.

Di grande valore può essere la ricerca a testo libero sui documenti. Poter ricercare all’interno di queste informazioni (funzioni, effetti, interfacce, strutture dei messaggi, policy, ecc.) da buona certezza di trovare cosa si cerca (riduce il rischio, ad esempio, di duplicare l’esistente). Purtroppo la specifica UDDI non prevede questo tipo di ricerca: il registry-repository può implementarla esponendola solo al suo interno (interfacce utente, sopratutto, o API proprietarie).

Meno potente, diversa, ma prevista dalla specifica è la ricerca attraverso etichette. Usate come folksonomy (si veda, ad esempio, SOA Infrastructure Blog: Folksonomies In The Enterprise), come tassonomia o come compromesso tra le due, individuano insiemi di servizi. Presuppone un attento studio propedeutico (è necessario trovare una classificazione semplice, adatta, poco rigida ed efficace).

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Registry e Repository SOA: interfacce UDDI

Pubblicato da Andrea Gumina su 26 Maggio 2008

Ho installato e provato Mule Galaxy e Wso2 Registry: due registry-repository open source che sorprendentemente non implementano lo standard UDDI.

In un’architettura SOA (Service Oriented Architecture) il registry-repository è lo strumento deputato a:

Mentre la prima funzionalità è propria della “parte registry“, le altre sono richieste alla “parte repository“.

UDDI (Universal Description Discovery & Integration) è una specifica Oasis:

  • stabilisce la sintassi e la semantica delle operazioni e dei messaggi usati per interagire con i registry

  • è lo standard attualmente più implementato, più commercializzato e più utilizzato

  • non prende in considerazione le funzionalità richieste alla “parte repository

Avvalendosi, però, dei tModels (definibili in breve come etichette legate a valori, URI o altri tModels), è possibile “implementare” quello che si richiede ad un repository (se pur con delle limitazioni). Il prezzo da pagare è la complessità, mitigabile da interfacce utente (utilizzabili solo da umani) o API (che hanno però il difetto di essere proprietarie e di riportare al problema di partenza).

Il registry-repository non può e non deve essere uno strumento isolato dal resto: per il governo, per il riuso, per il rigore del flusso di lavoro (la progettazione, ad esempio, deve poter contare sul registry-repository per sapere cosa già esiste e cosa manca, l’IDE utilizzato per “sviluppare” le composizioni, le orchestrazioni ed i processi deve potersi integrare, ecc.). UDDI garantisce queste integrazioni; le interfacce proprietarie non le escludono ma non le assecondano.

L’integrazione serve a collocarlo nel flusso di lavoro, favorendone (potremmo dire imponendone) l’utilizzo; il flusso di lavoro e l’utilizzo contribuiscono al governo (la governance).

UDDI, probabilmente, non è la SOLUZIONE, come non lo è l’approccio proprietario. UDDI ha il pregio di essere uno standard: garantisce l’integrazione del registry-repository con gli altri strumenti e componenti e ne semplifica la collocazione nel flusso di lavoro, favorendone l’utilizzo.

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Sullo stesso argomento:

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REST e WS-*

Pubblicato da Andrea Gumina su 15 Maggio 2008

REST (REpresentational State Transfer) e WS-* (insieme di specifiche W3C, Oasis e WS-I), filosofie diverse per le interfacce dei servizi e le interazioni:

  • una surclassa l’altra, sempre e comunque?

  • la questione è risolta offrendo sempre entrambe? (vedi ad esempio le API di Flickr)

  • oppure, più ragionevolmente, le circostanze e il problema determinano una o l’altra?

La presentazione che Paul Fremantle condivide su Slideshare (tenuta all’ApacheCon 2008) fa chiarezza sulla controversia, evidenzia fatti su cui riflettere e consiglia di scegliere ciò che è più appropriato per il problema e la situazione.

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Sullo stesso argomento:

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